Rispetto all’ultimo post sono riuscito a diventare biondo, abbronzato e più pesante di 1 kilo: pochi giorni di Adriatico, di campagna e di casa sono la cura migliore dopo le piogge torinesi.
Oggi ho fatto una brevissima passeggiata per l’unica strada del paese, in quello che fu il mio mondo fino a alla scoperta che prendere l’autobus per la città non era poi così difficile (in seguito ho imparato anche a prendere la macchina, il treno, persino l’aereo).
Scendendo da destra a sinistra ho visto il negozio dove una volta all’anno compravo due mazzetti di mimose per la festa della donna e poi l’altro negozio, dove una volta sono entrato con il viso rossissimo (e non per il sole). Ricordo di aver tentennato per molto tempo prima di riuscire ad entrare con 5 o 10.000 lire in mano: vendevano biancheria e lingerie. In paese non c’erano altri negozi a parte il tabaccaio e anche i soldi in fondo mi erano stati prestati (regalati). Ovviamente, se il regalo era per mia madre, mi facevo consigliare da mia sorella, altrimenti i ruoli si invertivano, io ero troppo piccolo per avere un’opinione sul tema…
Ora che sono grande posso finalmente regalare un bellissimo e normalissimo libro, anche senza dover uscire di casa, ed è un vero sollievo.
Qualche anno fa (11-12) i miei vicini potevano sentir miagolare questa canzone dal mio primo gruppetto (poi sono entrato negli U2 e da lì il successo), la differenza con questa versione di Kermit non era granché evidente.
Ma non è per fare il nostalgico che posto questo video, solo per per per… un po’ sì, per fare il nostalgico, comunque non solo. Anche perché so che presto, come ogni estate, sarò preda dei dubbi esistenziali, delle distanze (quasi) insormontabili che mi separano da gente che non conosco affatto e che forse non vale nemmeno la pena di conoscere, chi lo sa.
Non vedo l’ora di sapere cosa, come, quando e ovviamente dove.
Non so se è stata colpa del peperoncino che avevo ancora nelle dita, ma sentendo mia nipote che diceva “buongiorno” e “zio” al telefono…
Non vedo l’ora di farci due chiacchiere.
Il deficiente Polispaliano, allertato dalla telefonata dell’affittuario Tornaquinci* che gli annunciava il suo imminente arrivo, si guardò intorno rendendosi conto dello stato di totale abbandono della mansarda in cui viveva. Non c’era tempo per pensare, doveva far sparire ogni traccia di sporcizia e domare la confusione di oggetti, fogli di carta sparsa, libri e soprattutto doveva eliminare i tanti panni stesi ad asciugare. Sì, perché l’affittuario Tornaquinci appartiene a quella specie umana che non tollera la minima impressione di disordine e già più volte aveva storto il naso, benché, francamente, non ce ne fosse il bisogno.
Svelto, il deficiente Polispaliano sistemò, spolverò e areò, rimanendo i soli panni stesi a turbare l’aspetto impeccabile del locale. “Bè, in fondo sono quasi asciutti…” – pensò - “sono solo un po’ umidi, ma nemmeno tanto, giusto un pochino…”. Polispaliano cercò una busta della spesa, una di quelle buste di plastica che affollavano il cassetto posto sotto il lavello, e vi mise dentro tutti i panni.
L’affittuario Tornaquinci, al suo solito, si presentò con il naso già storto, ma Polispaliano sapeva che questa volta la sua coscienza era a posto.
Passò qualche giorno, un’intera settimana, un’altra ancora, dalla primavera si passò all’estate e il sole rendeva l’aria sempre più afosa. “Bè” - pensò Polispaliano - “con questo caldo di sicuro i panni si asciugheranno in un attimo” e si mise a lavare maglie, camicie, biancheria e quant’altro trovasse nelle buste dei panni sporchi, finchè… C’era una busta diversa dalle altre, nascosta in fondo, quasi come se, vergognandosi, volesse sottrarsi alla violenza fisica e all’umiliazione psicologica del lavaggio. Polispaliano la prese per i manici con aria spavalda, la soppesò e rimase sorpreso: “ma cos’ha questa busta, pesa più delle altre, anche la forma… non è proprio uguale”. Si decise, aprì la busta e… “ma cos’è questo odore… puzza, PUZZA, ma ALTRO CHE PUZZA, è… è… è… MUFFA!” Svuotò la busta rendendosi conto che ormai dei panni non rimaneva altro che un sottobosco di funghi e muffa, muffa e funghi, irrimediabilmente e definitivamente FUNGHI.
Il deficiente Polispaliano si ricordò dell’origine di quella busta, dei panni umidi che aveva nascosto al severo sguardo dell’affittuario Tornaquinci e…, sconfitto dallo schifo, trasalì.
*Per rispetto (e perché non si sa mai, fosse lì col naso storto), ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale, i nomi sono inventati o presi in prestito.
Io non faccio nessun commento, il trailer del film denti lo trovate sul sito repubblica.it, guardatelo.
Rido? Piango?
Sembra incredibile, ma sono passati solo 5-6 anni da quando dopo pranzo guardavo questo cartone giapponese doppiato in gallego.
L'ho ritrovato su youtube e di rimando mi è tornato in mente il divano, il caffè, la siesta, tante cose.
Il "galego" è ovviamente la lingua della Galizia spagnola, un incrocio tra portoghese, spagnolo e italiano.
Essendo in Spagna il discorso delle autonomie molto più sviluppato che in Italia, buona parte della programmazione televisiva è in lingua regionale.